apicoltura biologica la storia

Negli anni’80 l’arrivo del parassita varroa destructors ( acaro naturalmente presente nelle specie di apis Cerane, specie asiatica meno produttiva delle nostre apis mellifere) ha posto gli apicoltori di fronte ad una scelta drastica: trattare gli alveari con le sostanze di sintesi chimica come i normali agricoltori convenzionali oppure tentarle tutte per evitare di inquinare i propri alveari.

In effetti già da molti anni vi erano sufficienti motivi per differenziare l’apicoltura. Non possiamo non considerare che fino agli anni ’90 era molto diffusa l’abitudine di trattare con antibiotici gli alveari come misura “preventiva”.

Con il diffondersi della varroa nella penisola diversi apicoltori hanno messo a rischio il proprio patrimonio sperimentando metodi alternativi a base di oli essenziali ed acidi organici per salvare in modo ” ecologico” i propri alveari.

Nel 1986 all’ interno della fiera di San Martino di Senigallia la Cooperativa Aurora ed altri apicoltori decidono di non fermarsi a dichiarare in etichetta il non utilizzo di insetticidi, ma ad intraprendere la strada della certificazione dell’apicoltura biologica.

Nel giro di pochi mesi nasce un piccolo movimento culturale tra cui spiccano Carlo Cuccia, Angelo Dettori e Marco Valentini, che inizia a scambiare informazioni, incontrarsi, scrivere articoli , pubblicare metodi di lotta e gestione alternativi degli alveari che porterà alla pubblicazione del primo articolo di apicoltura biologica su “Demetra” e poi la coop Apicoltori Terranostra ad organizzare il 1° convegno di apicoltura biologica in Italia, a Rimini nel dicembre del 1991

In seguito su Apitalia verranno presentate le norme discusse al convegno, norme che la UE riprenderà dieci anni dopo nel Reg. CEE 20192/91